Ah però mentre ce ne andiamo salutandolo con la mano e lui si volta esitante per tornare in ospedale io mi trascino dietro agli altri girandomi parecchie volte per salutarlo ancora con la mano - Ad un certo punto comincio a farne un gioco prima nascondendomi dietro un angolo, poi facendo capolino e salutando ancora - Lui si nasconde dietro un cespuglio e mi risponde con la mano - Io schizzo dietro un altro cespuglio e mi sporgo appena per sbirciare - D’improvviso siamo due folli saggi senza speranza che fanno gli scemi in mezzo a un prato - Alla fine mentre cresce la distanza tra noi e lui si avvicina sempre più alla porta ci scambiamo gesti studiati e sempre più infinitesimali come quando lui oltrepassa la porta e io aspetto di vedergli sporgere un dito - Allora dal mio angolo faccio sporgere una scarpa - E lui dalla porta fa sporgere un occhio - E io dal mio angolino non faccio sporgere un bel niente ma grido “Uuhh” - E lui dalla porta non fa sporgere niente e non grida niente - Al che resto nascosto e non faccio nulla - Ma di colpo schizzo fuori allo scoperto e anche LUI schizza fuori e ci mettiamo a fare giravolte salutando con le mani per poi sparire di nuovo dietro ai nostri ripari - Poi gli faccio un bel tiro allontanandomi in fretta ma di colpo mi volto e saluto di nuovo - Lui cammina all’indietro e saluta ancora - E anch’io, più cammino all’indietro e più saluto - Alla fine ci separano più di cento metri e il gioco diventa quasi impossibile eppure in qualche modo continuiamo - Alla fine vedo un piccolo lontano malinconico cenno di saluto Zen - Salto in aria e faccio roteare entrambe le braccia - Lui fa lo stesso - Entra dentro ma subito dopo sbircia fuori, stavolta dalla finestra della corsia! - Nascosto dietro a un albero gli faccio marameo - Il gioco non finisce più in effetti - Gli altri sono già tutti in macchina e si chiedono che cosa mi stia trattenendo - Mi trattiene la certezza di sapere che George guarirà, vivrà e insegnerà la verità gioiosa, e George sa che io lo so, per questo sta al gioco, il gioco magico della libertà spensierata che poi, dico, è in sostanza il significato dello Zen

— Jack Kerouac - Big Sur

Per quanto cercassi di ristabilire l’equilibrio della mia anima e di ridurre infine delle idee allo stato di pure idee, non era che un istante di sforzo seguito da pene più profonde. Invano osservavo che nè il dispiacere, nè la collera, nè questo enorme peso sul petto, nè questo cuore oppresso erano conseguenze necessarie di qualche immagine: “Un altro”, mi dicevo, “vedendole in me non ne sarebbe affatto colpito… Fra tre anni” mi dicevo ancora “questi stessi fantasmi non avranno più forza…”. E scoprivo in me il desiderio insensato di fare con lo spirito, in pochi istanti, quello che tre anni di vita avrebbero forse compiuto. Ma come produrre tempo?

— Paul Valéry - L’idea Fissa

- arrivando a Heavenly Lane aveva trovato un palloncino nell’ingresso, il giovane simpatico scrittore John Golz che viveva al piano di sotto aveva giocato tutto il giorno coi palloncini insieme ai bambini del vicolo e alcuni erano ancora nell’atrio, con il palloncino Mardou aveva (da ubriaca) danzato sul pavimento, soffiandolo, spingendolo e facendolo svolazzare qua e là con movimenti di danza espressiva, aveva detto qualcosa che non solo mi aveva fatto temere la sua pazzia, la sua malattia mentale, ma mi aveva lacerato profondamente il cuore, così profondamente che proprio per questo non avrebbe potuto essere pazza, se era capace di comunicarmi qualcosa con tanta esattezza e una precisione così - non importa - “Puoi andartene adesso ho questo palloncino” - “Che vuoi dire?” (Io, ubriaco, sul pavimento, con la vista annebbiata) - “Ho questo palloncino adesso - non ho più bisogno di te - ciao - vattene e lasciami in pace” -

— Jack Kerouac - I Sotterranei

I can talk of Foucault, tell you that he has said this or that to me, set it out as I see it. This is nothing as long as I have not been able really to encounter this set of sounds hammered out, of decisive gestures, of ideas all made of tinder and fire, of deep attention and sudden closure, of laughter and smiles which one feels to be “dangerous” at the very moment when one feels tenderness - this set as a unique combination whose proper name would be Foucault.

— Gilles Deleuze, Dialogues

In life there is a sort of awkwardness, a delicacy of health, a frailty of constitution, a vital stammering which is someone’s charm. Charm is the source of life just as style is the source of writing.

— Gilles Deleuze, Dialogues

Great literature is written in a sort of foreign language. To each sentence we attach a meaning, or at any rate a mental image, which is often a mistranslation. But in great literature all our mistranslation result in beauty.

— Marcel Proust, Contre Sainte-Beuve

A volte negli ultimi tempi mi sembrava quasi una specie di miracolo nero che qualcuno potesse tenere tanto a un argomento o a un’impresa, e potesse continuare a tenerci tanto per anni. Che potesse dedicarvi tutta la vita. Mi sembrava ammirevole e patetico allo stesso tempo. Forse non vediamo l’ora, tutti, di dedicare la nostra vita a qualcosa. Dio o Satana, politica o grammatica, topologia o filatelia - l’oggetto sembrava puramente accidentale rispetto a questo desiderio di dedicarsi completamente a qualcosa. Ai giochi o agli aghi, o a qualche altra persona. C’era qualcosa di patetico. Una fuga-da sotto forma di un tuffarsi-in. Ma esattamente una fuga da cosa? Queste stanze piene zeppe di escrementi e carne? A che scopo? Ecco perchè qui ci facevano iniziare da piccolissimi: perchè ci dedicassimo completamente a qualcosa prima dell’età in cui spuntano becchi e artigli alle domande perchè e a cosa.

— David Foster Wallace - Infinite Jest